Valvonauta, 20 anni dopo

E' una giornata calda di fine giugno del 1999.Gli italiani, almeno i più fortunati sono già sulle spiagge ha discutere da quello che accadrà da li a poco: gli Anni Novanta finiranno per sempre lasciando il posto agli Anni Zero. Il passaggio al nuovo millennio incuriosisce ma spaventa anche.  Per molti sarà uno spartiacque brutale. Lo sarà anche per la scena rock alternativa che in pochissimo tempo virerà verso l'elettronica e il pop. In quei giorni di inizio estate il Grunge che da Seattle è partito per cambiare la storia, almeno quella del rock, è agli sgoccioli: la sua fine è segnata da tempo. In quei giorni una band bergamasca, chiamata Verdena, pubblica "Valvonauta".  I musicisti sono appena ventenni e soprattutto assolutamente sconosciuti.  Quella canzone cambia tutto: ha un successo strepitoso. 



Con un’enorme diffusione sia in radio sia in tv, i Verdena fanno conoscere il loro nome e il loro album di debutto, anch’esso chiamato Verdena, a un pubblico mainstream. In pochi mesi dai piccolissimi palchi approdano a realtà ben diverse come il Jammin’ Festival e al Gods of Metal, davanti a migliaia di persone.

Valvonauta è un inno sull’essere giovani e appartenere a qualcosa di unico. Una canzone struggente su un amore non corrisposto.  Questa è la storia di Valvonauta: una piccola canzone diventata grande a un passo dagli Anni Zero, che vale la pena riascoltare oggi e magari amare 20 anni dopo.


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