Un'insonnia che diventa libro. La storia di Simona

Cari Vintagers,

oggi facciamo quattro chiacchiere con Simona che in app trovate con il nome utente @simolovevintage.

Appassionata di vintage fin dalla tenera età, ogni capo che sceglie per il suo shop è il risultato di memorie e tempi lontani ed è per lei un modo di sentirsi sempre a casa e tenere vivido il ricordo di epoche passate.

Buona lettura!





Ciao Simona, benvenuta in community. Raccontaci come nasce il tuo shop su Vintag @simolovevintage?

"Ciao Community! Allora, il mio Shop su Vintag..da dove cominciare! Innanzitutto dal mio nick @simolovevintage che nasce più dalla voglia di scovare capi per me stessa che per venderli. La mia vetrina è arrivata in un secondo momento. Il mio shop su Vintag nasce dalla mia “brama” di vintage, e proprio durante una mia ricerca tra articoli e post scoprii Vintag. Mi piacque perché era una app tutta italiana, nata da imprenditori italiani. Io sono una sostenitrice del Made in Italy. Penso sia un dovere promuovere e sostenere le attività italiane prima che estere. Per aiutarle a crescere e diventare competitive. In fondo noi vantiamo le più grandi personalità conosciute in tutto il mondo!"


La tua è una selezione femminile che va dagli anni 80 agli anni 90. Come scegli gli abiti che proponi in vendita?

"Sono selezioni ‘80 e ‘90 perché questi sono gli anni della mia infanzia. Io scelgo spesso in base ai ricordi che ho di quel capo o accessorio, infatti spesso sullo shop racconto storie legate agli oggetti, descrivo cosa mi ricordano, anche se non sono pezzi appartenuti a me o alla mia famiglia. Questo perché sono molto attaccata al ricordo, all’infanzia, al passato. Per cui anche se ho in vetrina capi che io non indosserei, sicuramente sono lì perché mi ricordano una zia, o una sconosciuta in Germania vista in una foto scattata da mio padre, o una vetrina che è piaciuta a mia madre quando ero piccola."




Da quanto tempo ti occupi di vintage e come è iniziata la tua passione?

"Io fin da piccola sono stata educata all’arte del “non buttare”. Entrambi i miei genitori sono degli accumulatori di oggetti, riviste, oltre che capi da indossare. In casa ci sono ancora persino trousse di mia madre, che ovviamente non uso (fate attenzione!), però vi faccio un esempio per farvi capire meglio: per caso questa estate ho dato uno sguardo ad un giornalino che lei stessa leggeva per fare uncinetto.. era datato 1978! Mi ha sempre affascinata il passato.

Beh io sono Siciliana, per cui la tradizione che abbiamo noi fa tanto.

Qualche anno fa ho deciso di provare ad esplorare oltre l’armadio di casa mia, e non ho mai più smesso."


Sappiamo che hai scritto un libro… raccontaci qualche anneddoto

"L’aneddoto più bello è la nascita del libro stesso. Io ho sempre scritto di notte, i primi anni a Roma, essendo lontana da casa scrivevo molto di più, perché scrivere mi cullava. Conducevo però una vita sregolatissima: cominciavo a scrivere dopo che le mie coinquiline andavano tutte a letto, quindi intorno a mezzanotte, e finivo alle cinque, le sei del mattino. Negli anni ho poi cambiato i ritmi (anche perché come dicono a Roma ho ‘na certa) ma ho sempre continuato a scrivere. Così un Natale di qualche anno fa due miei amici mi hanno regalato un libro dalla copertina verde acqua. Era il mio libro! Avevano raccolto tutto quello che avevo scritto negli anni e lo avevano rilegato a mano.

Ho capito che “potevo”, così è nato il mio primo libro “Insomnia di esse”. Ho voluto pubblicare con una casa editrice della mia terra: Antipodes, che ci tengo a salutare perché in loro ho trovato “il fattore umano” che è molto molto raro al giorno d’oggi."



Il tuo capo preferito che hai in vendita?

"La Gucci color Borgogna! Perché l’ho restaurata insieme a mio padre. Ma se la tenessi starebbe in armadio dal momento che uso borse che sono valigie in pratica! Credo che sia il cruccio di tutte le persone che si occupano di vintage: lo tengo?"


Vintag ha come missione la diffusione del Vintage in ogni sua forma, perchè siamo convinti che disperdere le eccellenze passate sia un errore che il mondo di oggi non può permettersi. Cosa ne pensi?

"Quando ero più piccola pensavo al vintage solo come a qualcosa di cool. Ancora non si parlava di tutti i problemi ambientali che ci preoccupano oggi. Esisteva solo “il buco nell’ozono” nel mio immaginario da ragazzina. Con il tempo abbiamo esagerato e adesso il rischio è alto. Io sono molto sensibile all’argomento e penso che in vintage, il riuso, sia la soluzione migliore per contrastare tanti di questi problemi. Ma proprio da un punto di vista pratico, basta pensare e partire dal presupposto che ogni cosa si può riusare, non è necessario indossarla nel modo più convenzionale a cui si pensa magari! Una camicia vintage può diventare anche una bellissima sacca da spiaggia. Non sono un estremista del settore ma credo sia una soluzione da tenere spesso in considerazione."



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