The Dressmaker - Il diavolo è tornato (2015)

di Annalisa Villa

- Un vestito non può cambiare niente… - Guarda e impara Gertrude, guarda e impara.

Come ultimo film di Marzo, mese dedicato alle donne, voglio portarvi una pellicola con vanta degli elementi unici: The Dressmaker.

Questo film è ispirato all’omonimo romanzo di Rosalie Ham ed è quel genere di pellicola drammatica che conserva uno spirito ironico.



La trama

Siamo negli anni ’50 e la protagonista della storia è l’affascinante Myrtle, detta Tilly, con la quale facciamo subito conoscenza già dalla prime immagini.

Tilly si trova in viaggio su un treno: la destinazione è un piccolo paese australiano chiamato Dungatar e questo non si rivelerà un viaggio di piacere.

Tilly infatti è tornata in un questo luogo nel quale era cresciuta e dal quale era stata cacciata quando era ancora molto piccola. I suoi intenti sono subito chiari allo spettatore: vuole trovare risposte e togliersi qualche sassolino dalla scarpa a modo suo.

Così Tilly raggiunge la sua casa natale dove vive ancora sua madre Molly, chiamata “Molly la pazza”, che non vede da anni e che non le riserverà una accoglienza calorosa.




Le due donne per anni hanno nascosto emozioni e sentimenti distorcendo il loro rapporto, un po’ per la lontananza, ma soprattutto perché entrambe volevano dimenticare il motivo per cui Tilly era stata cacciata dal paesino: l’accusa di omicidio ai danni di un bambino coetaneo di Tilly.

Il ritorno di questa donna è un evento pubblico, tutti i cittadini di Dungatar mormorano, e i pettegolezzi, in una realtà così bigotta e provinciale, si sprecano. Facciamo quindi la conoscenza di questi abitanti dai modi apparentemente ben educati ma che in realtà nascondono grettezza e meschinità. Le uniche persone che rimangono amiche della protagonista e di sua madre sono i vicini di casa ed il capo della polizia del paesino, che avranno un ruolo fondamentale in tutta la storia

La grande arma di Tilly, che non avrà paura di usare, è il suo fascino e la sua capacità di confezionare vestiti. Lei infatti è una stilista capace di tirare fuori con i suoi capi il fascino nascosto di donne e uomini. 

Tilly riuscirà ad reinserirsi in questo inquietante piccolo mondo grazie proprio alla sua arte, ma con il solo obiettivo di vendicare i torti di una vita e conoscere la verità sulla morte di quel ragazzino della quale era stata accusata anni prima.

Non mancheranno tanti colpi di scena, battute divertenti e personaggi stravaganti: è infatti un film abbastanza lungo che viaggia tra realtà e fantasia, tra incanti e malefici ma tutti quanti “vestiti” di tessuti pregiati.



I veri protagonisti del film

Questo film ha delle caratteristiche importanti che partono dalla scelta della regia: dietro la videocamera infatti troviamo una donna Jocelyn Moorhouse ed è, come tutti sappiamo, una rarità trovare donne registe in un panorama prettamente maschile. 

La protagonista Tilly è stata interpretata dalla migliore attrice che potessero trovare per questo ruolo: Kate Winslet. Interprete navigata, dalla bellezza unica e intelligenza affilata, perfetta per il ruolo in questa storia. Da ricordare anche che la forza della Winslet e dei suoi personaggi così carismatici risiede nella sua grande personalità e sicurezza. In più interviste affermò che ad inizio carriera le fu detto che era troppo “grassa” e che avrebbe trovato lavoro solo interpretando i ruoli di donna in sovrappeso… non c’è  bisogno di aggiungere altro.




Commovente anche il ruolo del capo della polizia. Lui sarà amico di Tilly e condividerà con lei non solo la passione per i vestiti ma anche il suo segreto più nascosto: quello di essere omosessuale e vivere nella paura di perdere il lavoro insieme alla sua credibilità sociale.

La realtà di questo piccolo mondo popolato da gente piena di pregiudizi e con scarsa umanità viene punito da una donna che ha deciso, sì, di andare avanti nella vita, ma anche di tornare indietro e fare i conti con chi ingiustamente le aveva reso quella vita impossibile. 

Lo spettatore rimane coinvolto da questa pellicola perché molto spesso i ruoli della donna sono più passivi e remissivi, ma qui troviamo una persona diversa, dal linguaggio schietto e che sa usare la sua femminilità in modo scaltro e mai volgare.

Oltre a questo è un film pieno di abiti sartoriali di una bellezza unica, la fotografia del film è brillante e la sceneggiatura si bilancia perfettamente tra risate e drammaticità.




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