Tarocchi, trionfi o... minchiate?

a cura di Barbara Canoci


Oggi parliamo di "minchiate" e di tarocchi.

Adoro iniziare una conversazione in questo modo, inevitabilmente l’interlocutore si ferma e mi guarda con occhi sgranati e faccia stupita. Ma come?? Proprio tu che non dici mai parolacce?

Ed è li che io mi faccio una sonora risata... ma voi lo sapete cosa sono le “Minchiate”??

È così che venivano chiamati i misteriosi e sempre attraenti Tarocchi agli inizi del XIX secolo, questo perché venivano considerati un gioco di poco conto destinato alle osterie e ai poveracci... un brano recita così:


“Viso proprio di Tarocco colui a chi piace questo gioco; chè altro non vuol dir Tarocco che ignocco, sciocco, balocco, degno di star fra fornari e calzolai e plebei a giocarsi in tutto un dì un carlino a Tarocchi, o a Trionfi, o a “Sminchiate” che si sia: ché ad ogni modo tutto importa minchioneria e dapocaggine, pascendo l’occhio col sole e con la luna e col dodici, come fanno i putti”


I Tarocchi, in effetti, non si sono sempre chiamati in questo modo, fino al 1500 venivano chiamati Trionfi. Solo alla fine di un lungo processo il mazzo di Tarocchi assunse la sua definitiva fisionomia che oggi viene conosciuta come Tarocco di Marsiglia.




Sui Tarocchi si sono scritti, si scrivono e si potrebbero scrivere infiniti libri, perché ogni carta, ogni arcano o trionfo che dir si voglia, porta con sè una stupefacente ricchezza di particolari che carica le carte di un linguaggio proprio. Il mazzo di Tarocchi è uno specchio che dialoga con un proprio linguaggio viaggiando dal passato al futuro passando per il presente. San Bonaventura da Bagnoreggio diceva che delineano nel loro insieme un cammino verso il Divino, un “itinerarium mentis in Deum”.

Si può tranquillamente dire che sono una completa rappresentazione simbolica di quel viaggio interiore alla ricerca della risposta alle tre eterne domande: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?



C’è stato un periodo storico oscuro durante il quale i Tarocchi venivano condannati dalla chiesa e bruciati nelle pubbliche piazze assieme ai belletti che le dame usavano, giochi e tutto ciò che alludeva a quello che “classicamente” veniva definito diabolico. (Ci vorrebbe un intero libro per spiegare il perché i trucchi per abbellire il viso venissero definiti diabolici, vi dico solo che è dovuto al fatto che si dice che ciò ci venne insegnato dagli angeli decaduti...).


Ma torniamo a noi: questa volta ho deciso di svelarvi una particolarità.

Sapete che c'è un collegamento tra i Tarocchi dell’occidente e il l’oriente?

In particolare parliamo della dottrina sapienzale che, a iniziare dal Settecento, pare celarsi fra le pieghe del simbolismo degli Arcani. Questa dottrina, la cui profondità è sorprendente, mostra affinità con gli insegnamenti orientali, buddhisti e induisti, relativi al cammino verso il Nirvana.

Ed è così che l’arcano XXI (il Mondo rappresenta il compimento della Grande Opera alchemica) sembra disegnare l’ultima lettera dell’alfabeto greco, l’Omega, mentre le braccia del primo Arcano, il Mago, formano l’Alfa. Così il Mago è il Mondo rappresentano l’inizio e la fine dell’opera creatrice, l’Alfa e l’Omega appunto.

Ci sono collegamenti anche tra la Sibilla Cumana con i suoi responsi e le Carte dei Tarocchi... insomma, ci sono ancora tante storie da raccontare.


Per questa volta vi lascio con alcuni micro significati:

Nella carta delle Stelle, è rappresentata l’origine astrale dell’anima secondo la concezione platonica, come anche nella carta della Luna e del Sole, mentre nel Mondo è raffigurata l’Anima Mundi che, secondo il pensiero ermetico, rappresenterebbe l’elemento mediatore tra l’uomo e Dio. E per finire la carta del Diavolo, ci lascia un messaggio sorprendente, dato dalla posizione delle sue braccia: quod superior, sicut inferior - come in alto così in basso o altrimenti detto "come in cielo così in terra"...

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