PROFONDO ROSSO (1975)

a cura di Annalisa Villa


“...Sono entrata in contatto con una mente perversa!”

Ottobre è il mese mio diletto, e per arrivare pronti alla notte di Halloween, ho quindi deciso per queste settimane di trattare pellicole dall’animo un po’ più dark. Parlando di horror non potevo che citare un lungometraggio italiano datato 1975 e considerato l’opera simbolo del regista Dario Argento, e anche, un classico della cinematografia horror mondiale.




Trovo doveroso parlare di questo film nonostante ritenga Argento un regista non di grande capacità. Tuttavia questa rubrica deve trattare di ogni pellicola importante e “Profondo Rosso” ne fa parte perché vi possiamo trovare alcuni aspetti innovativi che hanno influenzato l’immaginario collettivo.


La trama è molto semplice: il protagonista del film, Marcus (David Hemmings), è un pianista jazz che assiste all’omicidio della sua vicina di casa, una medium che poche ore prima del delitto, era entrata in connessione con l’assassino, senza però identificarlo. Mark decide di portare avanti da solo le indagini e alla fine si troverà solo poiché tutti coloro che tenteranno di aiutarlo verranno uccisi uno dopo l’altro. Contestualizzando il periodo storico in cui il film è stato girato, si può comprendere che il pubblico sia stato fortemente colpito da esso. Argento, infatti, introduce per la prima volta l’uso del mondo infantile, fatto di bambole e nenie, come elemento spaventoso in grado di far sobbalzare lo spettatore. Questo ribaltamento da un mondo che ispira tranquillità ad uno di inquietudine sarà poi ripreso svariate volte in molti film horror successivi.



Le bambole hanno una funzione, ovviamente, allegorica ma sono anche uno stravagante mobilio che spesso si trova in vecchie casa o cantine. Ci evocano ricordi lontani positivi o negativi e per questo hanno un forte impatto emotivo.


Un altro elemento interessante del film è l’inganno ottico nel momento in cui l’assassino si palesa per la prima volta: l’omicida è in piena vista, ma non viene percepito dall’occhio in un gioco di effetti ottici e quadri inquietanti. Solo sul finale lo spettatore si ritrova a trasecolare scoprendo qualche cosa di importante che gli era sfuggito.



Quadri con molte facce conturbanti che sembrano voler rappresentare gli stati d’animo umani fanno da suppellettili all’interno della casa della prima vittima di questa storia. Saranno particolari fondamentali all’interno del film e si troveranno insieme ad un arredamento anni ’70 che ci regala un ulteriore fascino misterioso.


Il titolo prende il nome dal preponderante colore rosso che accompagna tutta la pellicola. Una piccola curiosità sta nel fatto che gran parte delle riprese siano state fatte a Torino, città magica e città della sottoscritta, che regala un aspetto affascinante al film.

Se siete da queste parti e vi piace l’idea di girare i luoghi del film, potete dirigervi verso piazza CLN o ancora meglio nella bellissima villa in stile Liberty chiamata “Villa Scott” situata nella splendida collina torinese.




Iscriviti alla newsletter
Download vintag
  • Bianco Instagram Icona
  • White Facebook Icon
  • Bianco YouTube Icona
  • White Twitter Icon
  • White LinkedIn Icon

© 2020 by Vintag srl piva 03560201208 info@vintag.store

Informazioni