La vita è bella (1997)

“Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me”

Come ogni fine Gennaio siamo tutti tenuti a ricordare il Giorno della Memoria e per questa data così sensibile ho deciso di scrivere di due film, diametralmente opposti ma entrambi premi Oscar.

Oggi parlerò de “La vita è bella”, di Roberto Benigni, e la prossima settimana tratterò di “Schindler’s List”, di Steven Spielberg. 


Siamo nel dicembre del 1997 e nelle sale cinematografiche Italiane esce “La vita è bella”, il regista ed interprete è Roberto Benigni conosciuto ai più per commedie di svago. Questo è il suo sesto film ed è ovviamente un azzardo poiché tratta dell’Olocausto ma alla fine sarà vincitore di 3 premi Oscar.



La trama

La trama del film è divisa in due parti: la prima, ambientata ad Arezzo nel 1939 che è decisamente più leggera e divertente, nella quale troviamo Guido Orefice (Benigni) fare una corte spietata ad una donna conosciuta per caso, Dora. Lui cameriere di origine ebrea, lei maestra di scuola elementare promessa sposa ad un burocrate fascista. I due si innamorano e Dora annulla il matrimonio per iniziare una vita con Guido. Fino a questo momento il film contiene gag in piano stile di Benigni anche se il clima di intolleranza e dittatura nel contesto della trama è presente.

In un veloce balzo al 1944 troviamo la coppia, sempre molto innamorata e consolidata dal matrimonio e da loro figlio Giosuè, alle prese con le prime grandi domande che caratterizzano il momento storico vissuto: “perché i cani e gli ebrei non possono entrare nei negozi?”

Da questa domanda e dalla risposta del padre (che sarà una battuta su come a certa gente non piaccia altra…) capiamo che il film si sta facendo più serio pur rimanendo una commedia, e sarà ancor più serio quando le SS deporteranno Guido e Giosuè in un campo di concentramento. Dora li seguirà nonostante non fosse sulla lista di deportazione.

Una volta al campo quello che si trovano davanti è la disfatta del genere umano, e in questo clima Guido decide regalare a suo figlio una fantasia in grado di permettergli di vivere quella tortura senza traumatizzarlo: tutto quello che stanno vivendo è in realtà un gioco che permetterà di vincere un vero carro armato al primo classificato. Giosuè è un bambino sveglio e intelligente, ma ovviamente crede alle parole del babbo essendo anche un grande appassionato di carri armati e desideroso di vincerne uno. Comincia così il massacrante lavoro di Guido che inventerà questo mondo di fantasia per il figlio e al tempo stesso si scontrerà con i lavoratori forzati nel lager ma mai si dimenticherà di proteggere il suo bambino dall’orrore.



La critica

Non tutti i film sulle stragi naziste sono belli, non tutti sono rilevanti e non basta trattare un argomento sensibile per far in modo che un’opera funzioni o piaccia al pubblico. Ma questo non è il caso de “La vita è bella”.

Ricordo che a suoi tempi ci furono molte polemiche sul fatto che fosse un film troppo frivolo rispetto alla tematica: unire comicità al tema dei campi di concentramento può essere molto pericoloso e disturbante, ma questa riflessione è stata fatta da chi non ha capito realmente il messaggio del film. 

La pellicola non è una triviale barzelletta sugli ebrei di cattivo gusto, è leggera ma non superficiale e strizza l’occhio ai bambini: Benigni ha dedicato questo film ai più piccoli e al modo in cui gli adulti dovrebbero tutelare il loro mondo anche quando questo è atroce ed ingiusto.

Gli eventi narrati, anche se di fantasia, hanno descritto la necessità di cercare la felicità in ogni luogo e non vogliono assolutamente mancare di rispetto alle vittime dei lager, è un racconto semplice ma efficace di un sacrificio per amore.




Per la selezione di Vintag ho deciso scegliere tre oggetti fondamentali del film: la bicicletta, un grammofono ed un carro armato giocattolo simbolo non solo della ricompensa a Giosuè, ma anche l’immagine di un’infanzia preservata dalla sofferenza.





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