La storia della SIP: la rivoluzione della comunicazione

a cura di Anna Rita Caddeo


Cari Vintagers,

oggi parleremo della cara e vecchia Sip e di tutto ciò che riguarda questa indimenticabile compagnia telefonica che altro non è che la “madre” dell’odierna Tim.

Buona lettura!



La Sip (Società italiana per l’esercizio telefonico) è stata la più importante azienda di telecomunicazione in Italia. La società nacque nel 1964 ed è il frutto dell’unione delle aziende telefoniche nate negli anni ’20 e ’30 e presenti su tutto il territorio nazionale: Siptel, Telve, Timo, Set e Teti. Nel 1985, la SIP trasformò la propria denominazione in “SIP, società Italiana per l’esercizio delle telecomunicazioni p.a.” e lanciò il Videotel. Nel 1994, dalla fusione di Sip con le società del gruppo Iri (Iritel, Telespazio, Italcabine e Sirm) nacque Telecom Italia S.P.A, mentre l’anno successivo nacque Tim, la divisione di telefonia mobile. Nel 2016 Telecom e Tim si fusero dando vita ad un’unica compagnia, la Tim.


Le società telefoniche diedero subito importanza alla comunicazione del marchio: la Telve, per esempio, aveva come logo l’immagine del telefono con sotto la scritta “Abbonatevi!”, la Siptel, invece, aveva il disegno della ghiera del vecchio apparecchio telefonico. Negli anni ’60, la prima immagine comunicativa della Sip fu rappresentata dalla scritta in lettere squadrate di color grigio del marchio. Nel 1983, ad affiancare la scritta “Sip” in grigio venne introdotto il tetragramma, costituito dalle quattro onde rosse che sarebbero “il simbolo dei cavi su cui viaggiano le nostre voci”.



Con la costituzione di Telecom Italia, nel 1994, si decise di rinnovare il marchio mantenendo una continuità con il passato, questo per non disorientare la clientela: la scritta “Sip” venne sostituita con “Telecom Italia”, venne usato lo stesso font e mantenuto il caratteristico color grigio del testo, il tutto affiancato dalle quattro onde rosse. Nel 2003 il tetragramma venne sostituito dal trigramma: le onde da quattro passarono a tre. Nel 2016 il marchio di telefonia fissa Telecom e quello mobile Tim confluirono in un unico brand: Tim, con il logo caratterizzato da un’icona rossa che rappresenta una T e la scritta Tim in bianco su sfondo blu.


Già negli anni ’20, il telefono veniva usato per fare le famose “quattro chiacchiere” e non solo per lavoro o in caso di urgenze. Dagli anni ’50 si assisterà ad una diffusione più massiccia dell’apparecchio telefonico. In questi anni i designer iniziarono a dare importanza all’aspetto estetico: per creare i telefoni verranno utilizzati nuovi materiali come la plastica, venne dato spazio al colore e le linee saranno più sinuose e bombate. Il boom di richieste di nuove utenze telefoniche si avrà negli anni ’60 e ’70 anche grazie a un apparecchio che ha fatto la storia della telefonia fissa in Italia: l’S62, progettato dal designer Lino Saltini.



Presente in tutte, o quasi, le case degli italiani, il famoso telefono a disco dall’indimenticabile trillo, veniva appoggiato su un tavolino o appeso sulla parete di casa. Come si usava? Si alzava la cornetta e, per comporre il numero, si infilava il dito nel numero da selezionare e si faceva ruotare il disco in senso orario fino al termine, cioè in corrispondenza del dentino metallico, si toglieva il dito e il disco tornava nella posizione di partenza, pronto per ripetere l’operazione con il numero successivo da selezionare.


L’S62 veniva chiamato anche bigrigio per il suo caratteristico color grigio di due intensità, una più scura, la parte della cornetta, e una più chiara, quella del corpo panciuto. Oltre al colore grigio era disponibile in altre varianti come: rosso, bianco latte, avorio, verde e giallo. Il telefono, che veniva dato a noleggio agli utenti Sip, in un primo momento venne prodotto dalla Sit-Siemens e successivamente anche da FATME, Italtel e Face Standard.

L’apparecchio venne sostituito nel 1985 dal Pulsar, che era dotato di tastiera numerica.


La Sip prima e la Telecom poi hanno dato vita a campagne pubblicitarie indimenticabili.

“Mi ami? ma quanto mi ami”: erano gli anni ’80 quando apparve per la prima volta in tv, per pubblicizzare la funzione dell’avviso di chiamata Sip, un’adolescente alle prese con un’interminabile telefonata con il suo innamorato, in cui venivano ripetute frasi che divennero dei veri e propri tormentoni come quello già citato. Dal 1993 fino ai primi 2000 la Sip lanciò una fortunata serie di spot composta da 11 episodi con protagonista il comico Massimo Lopez. La serie ruotava intorno ad un condannato a morte (Massimo Lopez) che esprimeva come suo ultimo desiderio, davanti ad un plotone di esecuzione, di effettuare una telefonata che, come sappiamo, divenne lunghissima dando origine al famosissimo slogan/tormentone: “una telefonata allunga la vita”.



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