La storia della linea Lagostina

a cura di Anna Rita Caddeo


Cari Vintagers oggi vogliamo parlarvi di una linea. Sì, avete letto bene, una linea! In una rubrica che parla delle aziende che hanno fatto storia con le loro pubblicità e gadget, l’unica linea di cui si può parlare è quella della Lagostina, l’azienda di pentole a pressione più conosciuta al mondo. Buona lettura!



La storia dell’azienda ha inizio nel 1901, quando Carlo Lagostina con il figlio Emilio compra una fabbrica per produrre posate di ferro stagnato ad Omegna, in Piemonte. Emilio, rimasto orfano del padre a 24 anni, dovette ben presto occuparsi dell’azienda da solo. Durante la Grande Guerra, la fabbrica venne riconvertita alla produzione di materiale bellico. Superato questo periodo difficile, l’azienda, tornata alla produzione originaria, conobbe un’enorme crescita e sviluppo.


Nel 1929 entrò in ditta Massimo, nipote di Emilio, che ebbe la felice intuizione di usare l’acciaio inossidabile nella produzione di utensili da cucina.

La fabbrica fu la prima al mondo ad introdurre sul mercato tegami realizzati con questo materiale. Adele Lagostina, moglie di Emilio chiamò la linea di pentole “Casa Mia”: il successo fu tale che 20 anni dopo un modello di questa serie venne esposto al MoMA di New York.

Con le nuove pentole nacque il primo logo Lagostina rappresentato da una casetta con comignolo che fuma.


Negli anni ’50 la ditta introdusse un’altra novità, il fondo Thermoplan, che utilizzerà in quasi tutti i suoi prodotti. Nel 1960 venne commercializzata la pentola a pressione, realizzata in acciaio inossidabile 18/10, per cui è famosa l’azienda. Col tempo La Lagostina ha continuato a migliorare i prodotti e a diversificarli. Nel 2007 l’azienda ha abbandonato il suo storico logo.

Come anticipato, la Lagostina è conosciuta soprattutto grazie all’introduzione in commercio della pentola a pressione, che facilitò di molto il lavoro in cucina delle casalinghe.


Nel 1969, il fumettista Osvaldo Cavandoli presentò a diverse agenzie pubblicitarie un cartone animato da lui ideato. L’unico che gli prestò attenzione fu il signor Lagostina che scelse il lavoro di Cavandoli per promuovere le sue pentole. Pochi mesi dopo apparve in televisione, nel contenitore pubblicitario Carosello, la reclame che aveva come protagonista un personaggio animato chiamato La Linea o Mr. Linea, formato da un tratto di matita bianco che nasceva dalla mano dell’ideatore, Osvaldo Cavandoli. Il tratto dava vita ad un omino dal naso pronunciato (La Linea) che si muoveva avanti e indietro nello schermo, percorrendo sul terreno una linea infinita di cui ne era parte integrante. Il tracciato percorso dalla linea si trasformava a seconda delle situazioni, dando vita a siparietti simpatici. Il personaggio animato era un po’ brontolone e nelle situazioni difficili, come quando trovava degli ostacoli nel suo cammino, cercava sempre l’aiuto della mano di Cavandoli, che prontamente irrompeva nel video per soccorrerlo.


La Linea, doppiata dal bravissimo Carlo Bonomi, si esprimeva con un linguaggio borbottato incomprensibile, una sorta di grammelot (dal francese “grommeler”, ossia “borbottare”), costituito per il 90% da parole inventate e per il rimanente 10% da vocaboli del dialetto milanese. Le vicende erano completate dalla musica di sottofondo creata da Franco Godi e Corrado Tringali, che per la Lagostina arrangiarono in chiave jazz il celebre pezzo “Io cerco la Titina” (Je cherche après Titine), di Charlie Chaplin nel film di Tempi Moderni (1936).


Oltre alla pubblicità per la Lagostina, La Linea di Cavandoli divenne la protagonista di una striscia a fumetti e di una serie televisiva. Il suo linguaggio indecifrabile ne ha facilitato la diffusione in diversi Paesi del mondo in quanto non necessitava del doppiaggio. E già, perché la Linea è stata la testimonial di diversi spot anche all’estero. Qualche esempio: I telefoni cellulari Simplus in Polonia, la raccolta differenziata in Svezia e gli elettrodomestici Vestel in Turchia.

Se avete qualche ricordo legato alla Linea, raccontatecelo qui. Siamo curiosi!





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