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La seta

di Silvia Cerri

La seta è una fibra tessile di origine animale, derivata dal bozzolo prodotto dal “Bombix mori” più conosciuto come baco da seta.

Chimicamente è composta da fibroina e sericina, due proteine formate dall'unione di α-amminoacidi – che per completezza ricordiamo essere molecole che contengono sia u gruppo acido (COOH) che un gruppo amminico (NH2) - in catene polipeptidiche che a differenza della lana, non contengono zolfo.

Questa differenza fa si che la seta sia molto resistente.

Contiene dal 7 all'8 % di umidità, può assorbire fino al 35% di acqua e resiste senza decomporsi fino a 140°C.

Strutturalmente è l’unica fibra naturale che al microscopio appare simile alle fibre sintetiche.


Quel che non tutti sanno è che la seta è al 100% una fibra sostenibile e la bachicoltura è un sistema a economia circolare.

Come? Presto detto:

Il baco da seta si nutre solo di natura, precisamente della pianta del gelso.

Le piantagioni di gelso sono a bassissimo impatto ambientale perché non producono emissioni, non prevedono l'utilizzo di agenti chimici tra cui fertilizzanti, al contrario garantiscono e incentivano il mantenimento dell' ecosistema naturale originario, innalzando il livello di biodiversità.

È una fibra completamente riutilizzabile e riciclabile.

Altri tessuti prodotti dalla seta sono: Taffettà, chiffon, organza, raso e talvolta velluto.

È necessario un lavaggio dolce, a mano in acqua tiepida con sapone neutro o shampoo per bambini.

Si consiglia addirittura di usare balsamo al posto del classico ammorbidente.

Va stesa con cura ad asciugare perché il tessuto conserva la forma che prende da bagnato.

La seta è insolubile nei solventi per il lavaggio a secco.

Ciò che colpisce di più della seta è la sua lucentezza.

La lavorazione prevede:

  • Coltura baco da seta;

  • Raccolta e stufatura dei bozzoli;

  • Filatura preliminare;

  • Filatura e confezionamento matasse;

  • Torcitura;

  • Sgommatura, sbiancamento e tintura.

Sostanze coloranti, come per il giallo, appartengono ai carotenoidi.


Curiosità: fu scoperta nel 2640 a.C. in Cina, la quale ne ha avuto il monopolio per diversi secoli.

Arrivó in Europa all' epoca di Giustiniano nel 555 d.C, ma la produzione della fibra è attribuita agli arabi in Sicilia e poi in Sardegna.


Un modo per rendere la seta ancora di più una fibra sostenibile è ovviamente comprare vintage!




Nessuno può resistere al fascino di una camicia in seta ancor di più se degli anni 80, caratteristici dei bottoni gioiello.

E le cravatte? Fantasie meravigliose che vanno ad impreziosire qualsiasi outfit, sia maschile che femminile.

Insomma, per me seta batte cotone 3-0.

E voi cosa ne pensate?

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