La Juta

di Silvia Cerri


La Juta è una fibra naturale di origine vegetale ottenuta dallo stelo della pianta di corchorus capsularis e corchorus olitorius.

È una pianta annuale tipica dell’India, Cina e Bangladesh. Cresce molto velocemente, si pianta in primavera e dopo 4/5 mesi può arrivare già a 4 metri di altezza.

Chimicamente la Juta è costituita per il 25-30% da lignina, ovvero un polimero organico presente nel legno, la cui struttura è tutt’oggi oggetto di studio, ma sappiamo che deriva dalla polimerizzazione dell’alcool cinnamico, un composto fenolico.

È conosciuta anche come fibra “Golden” per il suo colore che va nell’oro e la naturale lucentezza, ma trattata con acido cloridrico assume una colorazione rosso sangue.

È estremamente resistente e assolutamente biodegradabile al cento per cento.

Necessita di quasi zero agenti chimici e fertilizzanti ma allo stesso tempo i processi di estrazione della fibra possono generare acque reflue, che sono dannose per l’ecosistema acquatico.

Anticamente veniva usata per le corde delle vele sulle navi.

È stata esportata dall’India per la prima volta alla fine dell’ 800.

È la fibra naturale più economica al mondo, per questo seconda nella produzione e nel consumo solo al cotone.

Si ottiene tagliando i fusti della pianta e lasciandoli in ammollo per circa tre settimane.

Successivamente si stacca la corteccia, viene fatta asciugate e poi assemblata in balle pronte per la vendita.

Tutto il processo di lavorazione della fibra è eseguito manualmente.

La lavorazione delle fibre naturali è una delle poche fonti di sostentamento dei paesi in via di sviluppo come nel caso del Bangladesh, per questo è importante assicurarsi di usufruire di prodotti in juta certificati ecosostenibili.

Sono molte oggi le aziende, anche italiane, che certificano i loro prodotti in juta come esenti da sfruttamento del lavoro minorile.

È una fibra che trattiene bene l’umidità, il calore e isola anche i suoni, quindi oltre ad essere utilizzata per imballaggi per la sua resistenza, trova largo impiego anche in altri campi specie per attrezzature di equipaggiamento.

In realtà la Juta è molto apprezzata anche nel campo della “ Chimica verde” proprio per il fatto che è costituita principalmente da lignina.

Negli ultimi anni infatti si stanno sviluppando vari progetti e studi legati a questo polimero, che fino a poco tempo fa veniva utilizzato solo come combustibile in quanto la lignina costituisce circa il 20-30 % della biomassa vegetale terrestre.

Ad esempio dal 2018 in Svezia di sta producendo il Lignoil, una specie di petrolio ottenuto dalla lignina.

Il Lignoil può essere poi distillato per ottenere gasolio e benzina.

Sempre in Svezia si è ottenuta una cella combustibile in plastica che non produce CO2. Tale prototipo è stato realizzato usando come catalizzatore un polimero conduttore di elettricità e un combustibile chiamato “catecolo” un prodotto ottenuto dalla lignina. Quindi da questa combustione non si ottiene anidride carbonica, ma benzochinone, un composto largamente usato in chimica per la produzione di coloranti, ossidanti industriali, nell’industria conciaria e come prodotto intermedio nella stessa industria chimica.

Il mondo delle fibre tessili nasconde tanta di quella meraviglia che potrei stare qui a scrivere per ore.

Ma per oggi bando alle ciance, e se avete una borsa o un tappeto in juta, conservatelo bene e abbiatene cura, può essere che in un futuro non molto lontano la fibra più economica al mondo diventerà la materia prima per una serie di processi ed industrie “green”.


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