La chimica dei vestiti

di Silvia Cerri


Tutto ciò che indossiamo è fibra tessile, ma cosa sappiamo davvero di quel che indossiamo? Tutte le fibre tessili sono polimeri, (dal greco Polys = molto, Meros = parti) quindi un polimero è una catena lunghissima di molecole.

È lecito chiedersi se queste molecole siano tutte uguali, ed ovviamente, la risposta è no! Possiamo racchiudere i polimeri in tre gruppi: naturali, artificiali e sintetici, va da sé che se tutto ciò che indossiamo è costituito da polimeri, anche la classificazione delle fibre tessili è la stessa. Ma non è finita qui!




Le fibre naturali possono essere a base:

  • Vegetale, ricavate da piante e da semi, come cotone e canapa;

  • Animale, come nel caso della lana e della seta;

  • Minerale, ricavate da minerali in forma fibrosa. Purtroppo a questa categoria appartiene l' amianto.

Si, avete proprio letto bene.


È importante fare luce anche sul fatto che parte delle coltivazioni di cotone non sempre sono ecologiche, perché spesso a monocoltura.

Le fibre artificiali invece sono prodotte dall'uomo usando però sostanze presenti in natura, come la cellulosa e le proteine. Tra le fibre artificiali distinguiamo: rayon, acetato, merinova, lastex, viscosa, cellophane e fibre di vetro.


Ed eccoci al tasto più dolente: le fibre sintetiche.

Esse sono prodotte interamente dall'uomo mediante polimerizzazione (processo chimico) partendo da composti di origine organica (derivati dal petrolio).

Stiamo parlando di: nylon, polietilene, polipropilene, polivinilcloruro, polistirene, polistirene espanso e il Teflon.


La base della chimica tessile ci permette non solo di sapere cosa stiamo indossando con estrema esattezza, ma anche di rapportarci all'ambiente in maniera più consapevole.

Perché se da un lato oramai quasi tutti sappiamo che la Fast Fashion è responsabile dell' 8% dell' emissione di carbonio in atmosfera (dato riportato dall' UN Environment, 2019) quel che potrebbe ancora in qualche modo sfuggirci è sapere dove vanno a finire gli abiti dismessi. Come si affronta lo smaltimento delle fibre?




Secondo Euronews la verità è che ogni anno l' Unione Europea produce circa otto milioni di tonnellate di rifiuti tessili tra indumenti e tappezzeria varia, e solo il 20% di questi materiali attualmente viene riciclato. La maggior parte finisce in discarica o negli inceneritori. In Slovenia, precisamente a Maribor è stato costruito un impianto che ogni anno raccoglie circa 400 tonnellate di rifiuti tessili e attraverso procedure di laboratorio ancora in fase sperimentale, si cerca di riciclarne quanto più possibile.

Si parte dallo smistamento di cotone, poliestere e lana che vengono sottoposti a scolorimento, depolimerizzazione biochimica e idrolisi.

Così dal cotone si è ottenuto Glucosio (zucchero) dal quale si è prodotto bioetanolo liquido, combustibile usato nei trasporti e nel riscaldamento.

Dal poliestere sono stati ottenuti acidi impiegati poi per produrre materie plastiche e dalla lana sono state ottenute proteine usate come resine, al posto della resina a base di formaldeide (composto chimico tossico usato nel legno).

È chiaro che è possibile riciclare le fibre tessili solo se più pure possibili. Cosa si intende con pure? È estremamente difficile riciclare un indumento costituito da più fibre tessili diverse tra loro per natura e composizione.

Ecco perché la scelta migliore è il vintage o second hand che permette di far circolare e riutilizzare più e più volte lo stesso indumento o tessuto di tappezzeria.

È necessario però prediligere anche la qualità quando ci rapportiamo ad un acquisto: che si acquisti un capo vintage interamente in cotone, o un capo second hand in poliestere, è importante che la composizione sia più omogenea possibile, per permetterne il totale smaltimento in futuro!



Se siete rimasti con me fin qui vi ringrazio e vi do il benvenuto in #mychemicalvintag , parleremo di chimica tessile e chimica dell'ambiente, per un approccio sempre più #greenchemistry verso il vintage e la moda in generale.

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