Kartell, la “plastica” ieri, oggi e domani

di Marcella Ottolenghi


Il primo prodotto è stato il portasci K101 di nastro cord su brevetto Pirelli, leggero e semplice da installare sui tettucci delle automobili. Il più recente la collaborazione per una speciale 500 Fiat elettrica blu con griglia frontale, cerchi e calotte degli specchietti di policarbonato riciclato, lavorato con la trama di una lampada (la Kabuki disegnata da Ferruccio Laviani). In mezzo ci sono settantuno anni di ricerca, di innovazione, di sperimentazione costanti. E centinaia di oggetti

quotidiani di “plastica” (polietilene prima e poi sofisticati policarbonati, polimeri termoplastici complessi caricati con fibre di carbonio, tecnopolimeri termoplastici trasparenti e colorati in massa...) disegnati dai protagonisti internazionali del progetto.


credit foto: Kartell

La storia di Kartell è la storia dei materiali plastici in Italia, oltre che del design di qualità. Fondata nel 1949 da Giulio Castelli, laureato in ingegneria chimica – “era mia intenzione produrre oggetti che avessero caratteristiche innovative, intese come applicazione di nuove tecnologie produttive, rivolte all’economia del materiale e all’efficienza del processo” –, l’azienda si distingue fin dagli esordi per l’unione di utilità e bellezza. Il secchio tondo con coperchio KS1146 di Gino Colombini, vincitore nel 1955 del Compasso d’Oro, entrerà nelle case di quasi tutti gli italiani. La seggiolina K1340 di Marco Zanuso e Richard Sapper del 1964, altro Compasso d’Oro conquistato con quattro anni di sviluppo e di ricerca, è la prima seduta al mondo di polietilene stampato a iniezione. Così come la sedia 4867 Universale di Joe Colombo del 1967 è l’apripista industriale di questo processo produttivo nel caso di un oggetto di grandi dimensioni. Mentre la libreria 4760/4765 di Giulio Polvara del 1975 è un esempio iniziale di mobile componibile non di legno o di metallo. E la più recente (2002) Louis Ghost di Philippe Starck è il primo ardito esperimento di iniezione di policarbonato trasparente in un unico stampo. Oggi, dopo oggetti, lampade, arredi entrati nel paesaggio delle case di tutto il mondo, processi di produzione sempre più sofisticati, ricerche materiche avanzate, la sedia A.I. di tecnopolimero 100% riciclato nasce dall’interazione tra uomo e intelligenza artificiale: un modello stampato a iniezione interamente elaborato da un algoritmo che rispetta le richieste sia del designer (in tal caso Philippe Starck) sia dell’azienda.



Solo alcuni esempi di un mix di estetica e di innovazione in grado di raccogliere l’importante eredità del passato per trasferirne le qualità nel presente e soprattutto negli anni futuri.

Traducendole, nello stabilimento di Noviglio alle porte di Milano (anch’esso pietra miliare dell’architettura moderna a firma di Anna Castelli Ferrieri e Ignazio Gardella), in prodotti seriali frutto di processi creativi all’avanguardia. Che si trasformano in oggetti eternamente alla moda, capaci di entrare nell’immaginario comune per non uscirne più. Un solo esempio: gli iconici contenitori Componibili di Anna Castelli Ferrieri del 1969 sono ancora oggi tra i dieci best seller del marchio, così come, in versione originale del tempo, oggetti del desiderio per gli amanti del modernariato.



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