Il vintage come senso critico: intervista a emmaswan74

Cari Vintagers,

oggi facciamo due chiacchiere con Lydia che in app troviamo con il nome utente

@emmaswan74.

La scelta del suo nickname così particolare nasce da una serie TV molto amata da sua figlia Adele.

Si avvicina al vintage per una sorta di sensibilità e senso critico ereditati dal papà ma sopratutto perchè ama l'idea che da un bottone, o da un dettaglio, si possa capire come fosse improntata la società di un tempo. Questo le fa venire voglia di saperne sempre di più, e di continuare a studiare il meraviglioso mondo del vintage.

Buona lettura!




Ciao Lydia, benvenuta in community. Raccontaci come nasce il tuo Vintag shop @emmaswan74?

"Ciao Community,

Ho intrapreso questa avventura con voi a seguito di un suggerimento di un'amica, anche lei vintage lover. Negli ultimi anni ho "conquistato" una serie di capi per me preziosi e per i quali sentivo doveroso trovare il giusto sbocco di condivisione, quindi cosa di meglio se non Vintag ?! 

Il nome "EmmaSwan74" nasce da un "furto" perpetrato ai danni di una serie tv molto amata da me e da mia figlia Adele."


La tua è una selezione femminile che comprende abiti, scarpe e accessori anni 80 e 90. Come scegli gli abiti che proponi nel tuo shop?

"Spesso credo di non essere io a scegliere i capi, ma loro me…è una sorta di viaggio  sensoriale che parte dagli occhi, passa dal tatto e  arriva al cuore.  Quindi ogni scelta è sempre una sorpresa e una grande emozione."



Da quanto tempo ti occupi di vintage, e come è iniziata la tua passione?

"Mi reputo una neofita, sto imparando, sono avida di nozioni e di tutto ciò che il vintage ha da raccontare. Il mio background è recente, mi sono avvicinata a questo mondo, credo per sensibilità ereditata da mio padre (è un pittore) e  per senso critico.

Amo la storia e l'idea che da un bottone, da una stampa o da un dettaglio si possa capire come fosse improntata la società di un tempo, mi fa venire voglia di saperne sempre di più..."


C’è un oggetto che non venderesti mai?

"Non riesco a separarmi dagli oggetti che utilizzo a casa e che condivido nei momenti speciali con amici e parenti, quindi piatti e bicchieri antichi. Poi sì, in particolare custodisco un reperto degli anni 70 scovato anni fa in un mercatino: è un ensemble di 5 stuzzicadenti in metallo, ognuno ha un cappellino di diverso colore…non so, mi mette allegria, mi piace sapere che posso guardarlo quando ne ho voglia."



Hai un ricordo o una storia legate al vintage?

"Il ricordo più bello risale agli anni dell'infanzia: mia mamma custodiva i suoi trucchi in uno splendido beauty rosso in pelle, purtroppo andato perduto nei vari traslochi…  All’interno vi erano svariati tubetti di make up di Olga Tschechowa,  Avon o Elizabeth Arden, tra i quali spiccava l'immancabile azzurro cielo tipico degli anni 70 e al quale nemmeno la Barbie ha saputo rinunciare.

Mi intrufolavo di nascosto in camera sua per aprire quello scrigno e testare su di me i prodotti di bellezza. Il risultato potete immaginarlo..."


Vintag ha come missione la diffusione del Vintage in ogni sua forma, perchè siamo convinti che disperdere le eccellenze passate sia un errore che il mondo di oggi non può permettersi. Cosa ne pensi?

"Credo che lo scopo di Vintag abbia un valore sociale e che non debba essere pertanto relegato nei confini della moda; l'eredità dell'ingegno umano fa parte del nostro patrimonio culturale e come tale deve essere condiviso e trattenuto nella memoria di ognuno di noi.

Riuscirci non è semplice perché la società di oggi ha modificato le priorità ,nel mio piccolo provo ad insegnare a mia figlia a non cedere alle soddisfazioni immediate, cerco di spiegarle le brutture dell'omologazione e contestualmente a farle capire quanto sia speciale l'unicità di un capo, di un oggetto, ma soprattutto delle persone."

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