Il tempo delle sedie

di Marcella Ottolenghi


Il noto marchio internazionale di arredamento Vitra in questo periodo di confinamento domestico permette la visione gratuita, dal suo sito web, del documentario Chair Times. Un excursus sulla storia della sedia di design dal 1807 ad oggi, attraverso parte dell’immensa collezione che Rolf Fehlbaum, discendente dei fondatori del marchio, ha raccolto negli anni. E che si può parzialmente ammirare nell’incredibile sede Vitra di Weil am Rhein: un’altra collezione, ma di architetture firmate da archistar...


credits @Vitra www.vitra.com

La sedia è la vera protagonista della storia dell’arredamento. Testimone sia estetica sia funzionale del suo tempo, riflette le consuetudini di vita privata e sociale delle persone e il grado di avanzamento delle tecniche produttive. Il suo progetto è sempre più complesso di quanto non sembri all’apparenza, dal punto di vista sia ergonomico – deve risultare comoda per il maggior numero possibile di corpi, rispettando tuttavia dimensioni pressoché standard – sia innovativo. Esistono ormai così tanti modelli al mondo e sono talmente numerose le declinazioni materiche – legno, alluminio, acciaio, fibra di carbonio, compositi plastici, sandwich sintetici... – che la sfida per i designer si fa ogni volta più difficile.


Eppure le sedie non mancano mai nelle nuove collezioni delle aziende. E quelle vintage sono tra i pezzi più ricercati dai collezionisti. Sfiorita apparentemente l’aura dell’antiquariato storico – salvo gli esemplari eccezionali e l’attrazione per le sedute ottocentesche Thonet di faggio curvato, evergreen che non passa mai di moda – si fanno strada le sedute moderne. Realizzate dagli anni Cinquanta in poi, portano con loro il fascino della storia di un progetto, della ricerca di produttori illuminati, della perfezione dei dettagli. E magari risvegliano anche qualche ricordo personale di famiglia.



Perché dal secondo dopoguerra praticamente in ogni casa degli italiani è entrato almeno un pezzo di design, il più delle volte in modo casuale. Agli inizi del boom economico gli architetti (non erano ancora designer, così come i cuochi non erano chef...) lavoravano per le grandi aziende di arredamento, di illuminazione, di oggettistica con il solo fine di offrire una produzione seriale funzionale, economica e nel contempo bella. Solo successivamente il successo e una serie di incontri fortunati tra industriali e creativi hanno portato alla nascita del fenomeno delle “firme”. Così è stato anche per le sedie.


La Superleggera di Gio Ponti, ispirata alle tradizionali “chiavarine” liguri, le pieghevoli Tric dei fratelli Castiglioni e Plia di Giancarlo Piretti, la Aluminium Chair di Charles Eames, la Selene di Vico Magistretti, la Cesca di Marcel Breuer, la scenografica Margherita di Franco Albini... Solo alcuni dei tanti esempi possibili, che oggi vediamo pubblicati nei siti e nei servizi delle riviste di lifestyle, armoniosamente accostati ad arredi contemporanei o di altre epoche. Perché una sedia vintage – firmata o meno – dà carattere a un insieme, a un tavolo anonimo, a un angolo triste. E, come per la moda, va cercata originale, che sia d’autore o di umile mano sconosciuta: solo così sarà davvero unica, con tutta la storia sua e di quelli che l’hanno utilizzata prima di noi.



Per acquistare le sedie e vedere tutte le proposte presenti su Vintag, potete scaricare la app direttamente da questo link.

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