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Il tavolo che ha perso le gambe ed è entrato nella storia

di Marcella Ottolenghi

Knoll ha recentemente celebrato una delle sue più riconosciute e iconiche (nonché imitate) collezioni invitando a visitare la sede produttiva di Foligno Susan Saarinen, figlia dell’altrettanto famoso architetto e designer finlandese Eero. Protagonista della storia del progetto del XX secolo, Eero Saarinen è la firma per l’azienda americana delle sedie Tulip e del tavolo Pedestal, oltre che la poltrona Womb e le sedute Conference. Arredi pensati negli anni Cinquanta, che hanno contribuito ad affermare la riconoscibilità del marchio di produzione e che restano ancora oggi imperituramente contemporanei.

Photo Courtesy of Knoll Archive

Ricercati sia dagli appassionati di vintage nelle versioni originali di quegli anni, sia dagli amanti del design nelle edizioni attuali. Uno stile “Modern Always”, secondo la filosofia che contraddistingue la produzione Knoll, che si riflette nell’eleganza senza tempo di forme e di materiali. L’architetto si era imposto di riuscire a ripulire “lo slum di gambe” di sedie e tavoli, che a suo parere creava sotto ai piani un paesaggio antiestetico, “confuso e inquieto”. “Abbiamo sedie con quattro gambe, con tre e anche con due, ma nessuna con una gamba sola, ed è questo ciò che io farò”. Un intento che nel 1955 lo porterà alla definizione di una delle collezioni simbolo nell’immaginario di molti di ciò che significhi disegno industriale e che probabilmente più è stata oggetto di copie e di imitazioni.

Ciclicamente protagonista delle ambientazioni e delle case pubblicate sulle riviste internazionali di arredamento e degli shooting di stylist e trendsetter, il tavolo Pedestal (che ha richiesto uno studio progettuale di ben cinque anni e spesso viene erroneamente chiamato Tulip, come le sedute a suo completamento) si distingue per il sottile piano di marmo tondo o ovale dai bordi svasati a coltello e per il piede centrale dalla sinuosità scultorea, riassunto perfetto del mix di astrazione e di organicismo che contraddistingue tutta l’esperienza progettuale di Saarinen. Non per nulla la sua compagna di studi giovanili, nonché futura moglie di Hans Knoll, Florence Schust lo definiva “in primis soprattutto uno scultore”, più che un progettista o un designer. E lui stesso sosteneva che l’unica architettura che potesse davvero interessargli fosse quella concepita mediante un processo artistico. L’armonia formale che ne deriva, a grande come a piccola scala, non esclude precisione del disegno, studio delle componenti e calcolo delle sezioni. Se ne è ricordata nella visita italiana anche la figlia Susan, titolare di uno studio di architettura del paesaggio: rivedendo il processo realizzativo che da quasi settant’anni continua, con poche variazioni tecniche, a realizzare i tavoli di suo padre ha sottolineato infatti come solo “la stessa cura prestata durante la fase di progettazione debba essere posta durante la fase di produzione, affinché tutto sia perfetto”.