Fantozzi (1975)

a cura di Annalisa Villa

“L'uscita della sera, aveva lo stesso rituale della partenza dei 100 metri di una finale olimpica.”

Benvenuti nel 2020! 


Scrivo questo articolo il primo di gennaio, la mia mente è ancora al capodanno appena trascorso ed un punto fermo solletica la mia fantasia: il prossimo anno voglio festeggiare il capodanno triste come fece il mio caro amico FANTOZZI, il ragioniere Ugo Fantozzi ideato ed interpretato da Paolo Villaggio che prima ne fece un libro (1971) e poi divenne il protagonista nel film del 1975, il primo di una lunga serie.



La trama

La trama si basa sulla vita tragicomica di questo piccolo uomo che vive un quotidiano forzatamente banale: marito e padre, lavora in una grandissima azienda e nutre una cotta segreta per una collega, il suo migliore amico è il collega Filini che gli propone sempre iniziative di dubbio gusto.



Ma in questo apparente mare di banalità c’è una comicità affilata e travolgente, ogni capitolo della vita di Fantozzi si porta dietro le gag più assurde e geniali che ne hanno consacrato il successo.

A partire dai primi secondi del film capiamo già tutto del ragioniere, la moglie telefona a lavoro perché sono “appena” 18 giorni che il marito non è rientrato da lavoro: si scoprirà poco dopo che è stato murato all’interno della ditta e che nessuno se ne era accorto.

Ugo non è un uomo brillante che si fa ricordare, è un uomo dalla vita semplice, pavido ma onesto, sottomesso ai datori di lavoro e che le poche volte che tenta di alzare la testa si pente e si sottomette nuovamente.

Il suo capodanno consiste nel festeggiare con i colleghi in uno scantinato umido che per l’occasione è stato agghindato a festa, l’orchestra suona e inganna tutti i partecipanti con un finto brindisi di mezzanotte anticipato così da poter andare a suonare in un’altra festa.

C’è un’immagine molto bella durante questo atto nella quale Fantozzi e Filini si stringono la mano prima di giocare e si sorridono, è un fotogramma che colpisce non solo perché i due attori ad oggi non ci sono più, ma anche perché rappresentano una amicizia sincera dentro e fuori dal set. Paolo Villaggio fu così segnato dalla morte di Gigi Reder da dire che con lui moriva una parte della sua vita.



In assoluto la mia parte preferita del film è il famoso incontro di tennis nel quale vediamo Fantozzi e Filini giocare una partita immaginaria nella nebbia e in abiti descritti meticolosamente nella loro assurdità, ma “l’elegante visiera verde con la scritta Casinò Municipale di Saint Vincent" rimarrà tra le citazioni migliori di sempre.




Il messaggio

La forza di Fantozzi sta nel piacere a diversi tipi di pubblico, dal più piccolo che vede la parte solo comica, al più adulto che ne capisce il significato profondo e sociale, come lo sfruttamento della forza lavoro delle aziende potenti verso i sottoposti.

È uno di quei film che vedi, rivedi e conosci a memoria battuta per battuta tanto da citarle nella vita di tutti i giorni con gli amici, diventato iconico e simbolo di un mondo di normalità assordante che non smette mai di insegnarti qualche cosa, prima tra tutte che non sempre occorre ridere delle figuracce del prossimo: Fantozzi è un film comico ma che lascia molto amaro in bocca e trasmette empatia nello spettatore che, se non ride delle sue disgrazie, forse è perché ne ha capito il significato profondo. 


Per chi non avesse letto il libro consiglio di farlo essendo abbastanza diverso dal film e ricco di gag non presenti sul grande schermo; è uno di quei libri leggeri da tenere sul comodino e leggere ogni tanto, riempirà sicuramente le vostre serate meglio di qualsiasi social…

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