Dalla Danimarca con furore. Intervista a Lack00danishlab


"La prima cosa che un venditore danese fa nel suo piccolo negozietto a Norrebro è quello di mostrarti un vecchio libro impolverato ormai introvabile che racconta la sedia che hai davanti ai tuoi occhi, e tu ti chiederai: cosa sto comprando, la sedia o il suo racconto?”

Oggi facciamo quattro chiacchiere con Claudio, in app @Lack00danishlab che ci spiega nel dettaglio cosa si intende per design danese.

Tutto è iniziato quasi per gioco, quando negli anni '90 importavano dalla Danimarca mobili per i loro amici; nel 2012 hanno poi deciso di consolidarsi con un vero e proprio progetto che si estende fino al restauro professionale.

Con queste parole che meglio descrivono questo shop vi lasciamo all'intervista, da leggere tutta d'un fiato!



Ciao Claudio, benvenuto in community. Raccontaci come nasce il progetto Lack00danishlab?

"Ciao Vintag grazie a voi per questa possibilità di raccontarci e soprattutto per averci identificato subito come 'progetto' perché frequentiamo la Danimarca dagli anni ‘90 quando portavamo in Italia per gioco mobili su richiesta ai nostri amici ma è dal 2012 che ci siamo consolidati con l’importazione mensile ed il restauro professionale e non smettiamo di aggiungere tentacoli al nostro sito: sono arrivate le papere ed i vasi, abbiamo iniziato a scrivere il blog e lanciato la progettazione d’interni, tutto mentre per i social giriamo mini-video abbinati alla musica che ci ha cresciuti e alterniamo foto con inquadrature alla Beastie Boys a mini-set professionali in Laboratorio."


Nel vostro shop è possibile trovare mobili vintage anni 50 e 60 di design danese. Come è nata la vostra passione per i mobili, e in particolare per il design scandinavo?

"Dall’amore per il legno che cerchiamo di raccontare attraverso il restauro e viceversa. Il danese è stato un richiamo atavico ancestrale sia visivo che materico che oggi va oltre la passione, come se avesse sempre fatto parte del nostro DNA. Viaggiare per scovarlo fu una conseguenza. Critichiamo chi cerca l’etichetta del designer o del mobilificio per vantarsi di avere un mobile firmato perché il danese lo riconosci lontano un miglio. Siamo ironici con i nostri fan che hanno in casa il mobile italiano della nonna “in stile svedese”. Siamo ostili con chi assoggetta il danese al mercatino. Siamo pignoli e ossessivi nel ribadire quanto la nostra passione sia tarata strettamente sul mobile danese, sul legno teak. Il mobile danese ha caratteristiche diverse dalla produzione svedese e finlandese. La betulla di Alvar Aalto non è la quercia danese. Il palissandro danese è un legno complicatissimo che ti comunica un’elevata nobiltà e le sue fiammature ti ribollono nel sangue a forza di fissarlo. E’ diverso dire danese dal dire nordico e scandinavo."



Quale complemento d’arredo non può mancare in casa?

"Nel danese ti colpiscono le curve (basta pensare alle poltrone). Più l’oggetto è piccolo più ne ami i dettagli (il comodino di Andersen ne è l’esempio massimo). Noi però abbiamo un debole per le credenze “alte” perché più dei sideboard (ovvero le credenze basse) ti danno un senso di completezza in un salone: eleganza, potenza e utilità allo stesso tempo."


Come scegliete i mobili che proponete in vendita?

"Esiste un danese firmato a quattro zeri e poi c’è lo stesso danese non firmato a tre zeri. Una percentuale molto bassa del mercato italiano recepisce il primo danese. Noi sul sito proponiamo il secondo perché le famiglie italiane si documentano molto, soprattutto online, ma non associano ancora il mobile danese alla storia da cui proviene. Un conto è citare Giò Ponti ma poi se dici Finn Juhl in pochi sanno che ha disegnato per le Nazioni Unite la “The Trusteeship Council Chamber” nel ’51 a New York o l’importanza storica della sua poltrona “The Spade” model 133. Il mobile danese nasceva per le famiglie danesi e noi cerchiamo oggi di far felici le famiglie italiane."




Vi occupate del restauro anche dei mobili che proponete?

"Il Lab è il vero motore del progetto perché assorbe ed emana l’energia dei mobili da cui è circondato. Ogni mobile per noi è davvero un figlio, festeggiamo il suo arrivo (con un crodino), lo curiamo, lo nutriamo e poi quando parte ne sentiamo il senso di abbandono (che medichiamo con una carbonara). Chi viene in Lab si stupisce della pelle d’oca mentre gli raccontiamo come operiamo. Ora che la grande distribuzione propone la copia di questo tipo di arredamento come “moda”, abbiamo finalmente smesso di essere considerati dopo anni degli irragionevoli pirati."


Vintag ha come missione la diffusione del Vintage in ogni sua forma, perchè siamo convinti che disperdere le eccellenze passate sia un errore che il mondo di oggi non può permettersi. Cosa ne pensi?

"E’ proprio da li che veniamo: dall’arte dimenticata del restauro e dal documentare con varie forme e strumenti la storia di un design che in Italia fa ancora fatica ad essere capito ed apprezzato e nel mondo raccontato completamente per la scarsità di testimonianze scritte. Oggi l’uso di internet ha aumentato moltissimo la visibilità di questo settore di mercato mantenendo purtroppo ancora lo scetticismo culturale dell’acquisto online. Ogni venditore di danese lo fa “a modo suo” ma stai certo che tutti quelli che se ne occupano cercano di apportare il loro contributo alla ricerca storica: i mobili dei designer danesi anni ’50-’60 fotografati in bianco e nero cercano ancora oggi di essere catalogati con i codici alfanumerici originali e scoprirli ed aggiungerai al tuo archivio ti renderà fiero di poterli tramandare a tua volta. Vi salutiamo e vi ringraziamo dicendovi che la prima cosa che un venditore danese fa nel suo piccolo negozietto a Norrebro è quello di mostrarti un vecchio libro impolverato ormai introvabile che racconta la sedia che hai davanti ai tuoi occhi, e tu ti chiederai “cosa sto comprando, la sedia o il suo racconto?”.


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