Chernobyl - 2019

di Annalisa Villa

"Qual è il prezzo delle bugie?!"

Cari Vintagers e amanti della celluloide, oggi voglio parlarvi di una mini serie televisiva uscita lo scorso 2019, ma che da giovedì 18 Giugno troverete sul canale LA7. Si tratta di una serie evento che ha colpito il pubblico di tutto il mondo e che in sole 5 puntate vi scuoterà letteralmente l’animo e, per alcuni, anche i ricordi: “Chernobyl”. 


La trama


Siamo in Ucraina nelle notte del 26 Aprile 1986. Nella città di Černobyl si sta svolgendo un test all’interno della centrale nucleare del luogo. Un mal funzionamento poterà il nocciolo a surriscaldarsi e successivamente a scoperchiarsi. Gli addetti al lavori della centrale nucleare reagiscono in modi differenti, tra panico e incapacità di gestire la situazione, poiché non se ne conosce la causa. Alla centrale arrivano i vigili del fuoco che tentano invano di spegnare l’incendio generato dalla fusione del nocciolo. Mentre si stanno svolgendo i primi soccorsi, i capi del governo si riuniscono per decidere le sorti dei cittadini e del loro Paese, prendendo poi la decisione amara di non divulgare informazioni sensibili e circoscrivere l’emergenza. I cittadini di Pryp"jat, a pochi chilometri di distanza dalla centrale, guardano la fusione con occhi curiosi e privi di preoccupazione… vi lascio il piacere di seguire la serie che sono sicura vi appassionerà. Questa mini serie è un piccolo capolavoro che vi farà gelare il sangue nelle vene. La regia, la fotografia ed una colonna sonora disturbante ma efficace ci rendono spettatori attivi di una disastro che ha cambiato le sorti del mondo. Una vera ricostruzione storica fedele a quello che fu l’incidente nucleare più devastante di tutti i tempi.


La verità e le grandi ingiustizie

La prima puntata si concentra su due fronti: lo scoppio della centrale nucleare e la quotidianità cittadina. Vedremo quindi l’approccio dei tecnici e lavoratori all’interno della centrale al momento del tracollo in contrapposizione ai cittadini ignari di quello che stesse succedendo. Se da un parte gli ingegneri di laboratorio, spaventati e attoniti, cercano una soluzione per tamponare gli incedi causati dall’esplosione del nocciolo, dall’altra vedremo gli abitanti delle città di Pryp"jat' e Černobyl assorti ed incuriositi dal disastro che sta capitando. In una surreale calma bambini e adulti giocano nell’aria contaminata da fuliggine radioattiva.  La figure principali della serie sono tre: Valerij Alekseevič Legasov, chimico sovietico che indagò sul disastro, Boris Evdokimovič Ščerbina, politico assegnato dal Cremlino che fronteggiò i problemi dell’esplosione, e Ulana Khomyuk. Quest’ultima è l’unico personaggio fittizio della serie ma di fondamentale importanza: lei è una scienziata nucleare che aiuterà a ridurre l’impatto disastroso di Černobyl e che prenderà le testimonianze di alcune delle sue vittime. Il suo personaggio è un omaggio a tutti i fisici che aiutarono Legasov nelle indagini per far emergere la verità. Ulana rappresenta anche il popolo che tacitamente, ma coraggiosamente, venne coinvolto in questo disastro. 


Ulana Khomyuk interpretata da Emily Watson

Quello che più mi colpisce di questa serie, ma in realtà di tutto l’evento storico, sono le grandi ingiustizie riservate ai civili. La prima fra tutte è l’aver disattivato le linee telefoniche, blindando la città, evitando così che si diffondessero le informazioni. Questa azione fu giustificata come tutela al panico cittadino ma in realtà era solo la paura di mostrare la debolezza del regime Comunista. Lo Stato preferì tutelare la sua figura di potere piuttosto che assistere i suoi abitanti. Ci vollero quasi due giorni per evacuare la città di Pryp"jat’ ed informare i suoi abitanti che ci fossero dei pericoli. Questo fu possibile anche grazie alla Svezia che fu il primo Paese a notare alterazioni degli indici di radioattività nell’aria. A poco a poco tutto il mondo si accorse del problema e mise pressione all’Unione Sovietica affinché ammettesse l’incidente. L’URSS si trovava negli ultimi anni della Guerra Fredda e non divulgò mai informazioni sincere su cosa accadde la notte del 26 Aprile, cercando di minimizzare e insabbiare il disastro di Černobyl, comprese le numerose vittime che successivamente morirono di tumore. Quando la centrale nucleare di Černobyl esplose, io avevo solo 6 mesi di vita. I miei genitori, come quelli di tutti, furono colpiti dalla paura della nube tossica che si espandeva sul mondo e avvelenava tutto. La paura di respirare e mangiare, la paura di partorire bambini con malformazioni e che tutto questo non potesse essere gestito, infettò la mente di tutti.


Ieri come oggi per via del COVID-19, il mondo sta combattendo contro un nemico invisibile che condiziona le nostre vite rendendoci fragili sul futuro.  Ho visto questa serie lo scorso anno, 2019, e oggi la riguardo con occhi diversi. Gli occhi di una donna che comprende, anche se in piccolissima parte, quello che possono aver temuto le persone di tutto il mondo quando è esplosa la centrale di Černobyl. Vedo l’eroismo di chi sta in prima linea per salvare le persone e chi con altrettanto coraggio ha voluto divulgare la notizia che ci fosse una minaccia forte istruendo il pubblico, facendo così la reale differenza. Sarà il potere della resilienza, da sempre caratteristica dell’uomo, che avrà la meglio: la capacità di superare un evento traumatico ed essere più forti di prima. Vorrei concludere con una riflessione personale. Molto spesso si parla del termine “verità” come qualcosa di brutto e doloroso, così amara da poter essere nascosta, ma essa non può e non deve fare male. La verità è quello spazio oggettivo che permette a noi tutti di sentirci davvero liberi.


Per la selezione Vintag ho deciso di prendere i mezzi di comunicazione che all’epoca del disastro furono banditi, ed un orsacchiotto che simboleggia la purezza di tutti i bambini che venne demolita e contaminata. 








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