Buon non-compleanno, Vico!

di Marcella Ottolenghi


Il prossimo ottobre Vico Magistretti, tra i protagonisti indiscussi del design made in Italy scomparso nel 2006, avrebbe compiuto cento anni. La Fondazione a suo nome (www.vicomagistretti.it), promossa e presieduta dalla figlia Susanna con l’obbiettivo di tutelare e valorizzare l’archivio del progettista, nella sede milanese del suo studio, festeggia il centenario con una serie di iniziative. La

mostra itinerante “100 anni di Vico” riparte da Praga per il suo giro in Europa e negli Stati Uniti, un nuovo portale online raccoglie gran parte dell’archivio storico, l’esposizione “1 10 100 Magistretti” riallestisce proprio nello studio alcuni arredi originali, raccontando la storia di una professione fortunata.


credit foto @Oluce

Figura contraddistinta da quella che il critico Vanni Pasca ha definito “l’eleganza della ragione”, Magistretti segue la tradizione di famiglia – nonno e padre architetti –, laureandosi al Politecnico di Milano. La città, nonostante le sortite estere della sua carriera, sarà sempre il punto di riferimento.

Nel capoluogo lavora nel piccolo studio che era del padre (con la sola e duratura collaborazione del mitico geometra Franco Montella), fonda con altri l’Associazione per il Disegno Industriale, promotrice del premio Compasso d’Oro – che negli anni lui si guadagnerà svariate volte –, realizza interni ed edifici, inaugura il sodalizio con Maddalena De Padova, sofisticato editore di arredi firmati. E sempre in zona inizia a collaborare con alcune delle aziende che faranno la fortuna di quel fenomeno, a suo dire “miracoloso”, che è l’Italian Design: Artemide, Cassina, Flou, Kartell, Oluce (di cui sarà a lungo direttore creativo)...



I suoi oggetti, nati da un processo di costante levare e di intelligente semplificazione, sono il frutto di una ricerca di volta in volta materica o tipologica sempre originale. Le prove a metà degli anni Sessanta sullo stampaggio delle resine poliestere per Kartell conducono alla famosa sedia Selene e ai tavolini sovrapponibili Demetrio; lo studio della forza espressiva dei volumi puri porta a fine anni Settanta al lampadario Selene o all’abat-jour Atollo per Oluce. I letti per Flou – Nathalie del 1978 e Tadao del 1993 – stravolgono la tradizione introducendo la prima struttura imbottita e rileggendo il telaio a doghe di legno; la scelta a fine anni Novanta di un semi-lavorato industriale come la lamiera estrusa ondulata di alluminio per le ante della cucina Cinqueterre di Schiffini educa a un gusto nuovo. Sono prodotti senza tempo, slegati dalle mode e dal loro periodo, entrati nella storia del progetto, così come in tantissime case di tutto il mondo. Trasformatisi spesso in icone e nel contempo in bestseller mai usciti dai cataloghi dei produttori, come dimostra l’incredibile successo della lampada Eclisse per Artemide, più di mezzo secolo portato benissimo.



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