Born in the USA, manifesto dell'America democratica


Buon inizio di settimana Cari Vintagers!

In occasione del compleanno del Boss che oggi compie 70 anni, vi parliamo di un album che ha segnato la storia del rock. E non solo. Votato all’85esimo posto nella classifica dei migliori album di tutti i tempi, ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo e ha sfornato un numero record di singoli andati in testa alla top ten (sette). Un disco che, anche se non lo avete mai ascoltato, sicuramente bisogna avere in casa e mettere in mostra, se non altro per la bellezza della sua copertina che mostra in primo piano il sedere di Bruce Springsteen con tanto di cappellino da baseball nelle tasche dei jeans, davanti alla bandiera degli Stati Uniti.




MANIFESTO DELL'AMERICA DEMOCRATICA


Parliamo di "Born in the USA” un’icona pop, un manifesto dell’America democratica, orgogliosa e operaia con una title-track, il cui attacco di batteria la rende riconoscibile dopo poche battute e che non perde mai vigore. A oltre 30 anni di distanza dalla sua uscita viene tuttora riproposta nei concerti del Boss lasciando ancora il pubblico a bocca aperta. Molti americani (tra i quali il presidente Ronald Reagan) scambiarono il singolo come una canzone nazionalistica, un inno all’American Way of Life. La canzone invece cita i veterani del Vietnam, il loro dramma umano e sociale: l’orgoglio nazionale c’è, ma è misto a un pacifismo e a un amore-odio per la bandiera che rilancia il tema dell’equità sociale in piena orgia reaganiana.


IL SUCCESSO CON BORN TO RUN

Springsteen, raggiunge il successo nove anni prima con l'album “Born to Run”, entrando nel pantheon dei rocker, ma divenne in realtà un fenomeno planetario solo dopo questo album. Canzoni come “Dancing in the Dark”, “Glory Days”, “I’m going down”, “Downbound Train”, “No Surrender” raccontano ordinarie storie di provincia americana, tuttavia sono entrate nell'immaginario collettivo dei teenager degli anni Ottanta di tutto il mondo. Pubblicato a inizio giugno del 1984 a "Born in the Usa” sono legate le storie di due importanti membri della E Street Band, il gruppo che da sempre accompagna il Boss in concerto. "Buon viaggio, mio fratello, Little Steven": la scritta è in italiano, nelle note di copertina di "Born in the USA" ed è tutta evidentemente dedicata al compagno di mille battaglie giovanili e storico chitarrista della band, che aveva decido di uscire dal gruppo poco prima della pubblicazione dell'album per inseguire una carriera da solista (ma come tutti i fan del Boss sanno Steven Van Zandt tornerà a suonare e cantare per suo fratello poco tempo dopo). Quando partì il tour di "Born in the USA", Springsteen annunciò l'entrata nel gruppo di Nils Lofgren, storico collaboratore di Neil Young negli anni '70: era il sostituto di un insostituibile. Nils in pochissimo tempo conquista il pubblico ed entra in pianta stabile nella band (e ci rimarrà anche dopo il ritorno di Little Steven).

Cari Vintagers, confessiamo che anche noi del Team di Vintag siamo grandissimi fan del Boss e anzi chiudiamo questo post con un passaggio del singolo No Surrender, un invito a non mollare mai:

"We made a promise, we swore we’d always remember no retreat, believe me, no surrender; like soldiers in the winter’s night with a vow to defend no retreat, believe me, no surrender"


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