Arancia Meccanica - 1971

di Annalisa Villa

“Era stata una magnifica serata e, per un finale perfetto, quel che ci voleva era un tocco del grande Ludovico Van”

Cari Vintagers e amanti del cinema, oggi voglio portarvi nel mondo intricato e complesso di uno dei registi più brillanti del Ventesimo secolo: Stanley Kubrick con il film “Arancia Meccanica”.

Il mondo di Kubrick è molto amato o molto odiato, lui è stato un cineasta meticoloso e visionario che ha dato un contribuito all’arte della celluloide davvero significativo. 

Dagli anni ’50 fino al 2000, Kubrick ha portato sul grande schermo trame di film assolutamente diversi tra di loro spaziando tra fantascienza, horror ed erotismo. La cura puntigliosa della fotografia, le inquadrature perfette e la totale abnegazione verso il senso estetico e comunicativo gli hanno dato modo di creare realtà incantate e sorprendenti che hanno illuminato gli spettatori di tutto il mondo. Un genio che nulla faceva velocemente ma che, anzi, si prendeva tutto il tempo per creare.




“Arancia Meccanica” vede come protagonista Alexander, detto Alex, in una Londra distopica e surreale. 

Lui è giovanotto brillante anche se fortemente accidioso che, con il suo fedele gruppo di amici chiamati “Drughi”, si diletta in crimini e violenze traendo piacere in giochi perversi quali pestaggi, stupri e furti.

La famiglia di Alex è composta da madre e padre di estrazione sociale semplice ma non ignorate, nessuno dei due sa imporsi sul figlio e sembrano quasi temere le sue reazioni, non conoscono la sua vita notturna e credono che lui faccia piccoli lavori che lo tengono impegnato. 

La passione per la violenza di Alex si contrappone al suo linguaggio forbito e l’amore per la musica classica, in particolare per Beethoven.




Una sera i ragazzi decidono di fare una visita ad un centro benessere gestito da una signora benestante. Nel tentativo di derubare e schernire la donna, Alex la uccide involontariamente e, mentre cerca di scappare, viene tradito e incastrato dai compagni. Si intuisce così che il gruppo fosse ora mai stufo degli atteggiamenti da spaccone di Alex e che aveva pianificato un colpo per farlo ritrovare dalla polizia. 

Alex va in carcere e lì scopre la passione per le letture bibliche, tanto da diventare il beniamino del prete penitenziario.

Passato un po’ di tempo, nella galera si diffondo delle voci che affermano l’esistenza di un modo per uscirne velocemente: sottoporsi ad un “trattamento speciale” che toglierebbe definitivamente ogni spinta violenta nella persona.

Il ragazzo decide di sottoporsi a questa sperimentazione. La pratica consiste nel far tenere gli occhi spalancati su immagini video violente associate a farmaci che danno dolori fisici molto forti. Tra le varie associazioni di figure vi è anche una colonna sonora classica che renderà impossibile al protagonista ascoltare la Nona sinfonia di Beethoven senza dare di stomaco. 

Uscito dal trattamento, Alex torna a casa ma la sua vita non sarà più la stessa poiché si troverà incapace di usare la forza e di agire liberamente.

Vi lascio alla visone della pellicola per conoscere il resto del film.




“Arancia Meccanica” è stato tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess del 1962 ma l’ambientazione del film e tutti gli arredi sono in pieno stile anni ’70 così come l’abbigliamento, fatta eccezione per la divisa che Alex e i suoi compagni adottano durante le loro serate di “ultraviolenza”. Quest’ultima è composta da una tuta bianca che simboleggia la purezza, una bombetta nera ed un bastone da passeggio usato come arma. 

Il libro narra di un mondo distopico e surreale nel quale la violenza nei giovani viene socialmente accettata quasi come mezzo di comunicazione. La storia dei Drughi, ma soprattutto del protagonista Alex, è complessa ed ovviamente scatenò non poche polemiche tra il pubblico degli anni ’70. 

Alex è un ragazzo che spiazza lo spettatore per diversi motivi.

Il primo sicuramente è per la sua violenza ingiustificata verso il prossimo e verso i suoi amici, una violenza verbale, fisica e mentale. Lui gioca molto sul fatto di essere un bambino e che il mondo sia il suo parco giochi personale. Alex è non curante delle regole ed un ottimo manipolatore, ma non solo: è un grande amante della musica classica e ha un linguaggio aulico. Il suo modo di parlare miscela la lingua inglese (originaria) con l’inserimento di diverse parole russe in una lingua chiamata Nadsta, inventata dallo scrittore Burgess, così caratterizzando molto quel che dice.

Questi elementi, che sono strettamente legati alla cultura, destabilizzano lo spettatore che non vede un ragazzo violento e di basso ceto sociale, ma un delinquente erudito capace di commuoversi all’idea di non poter più assaporare la Nona Sinfonia di Beethoven. 

Quando il nostro protagonista viene sottoposto al “trattamento” finalizzato ad inibire la sua violenza, viene posto un quesito molto interessante: è giusto brutalizzare un delinquente senza dargli modo di scegliere una vita rispettosa? Togliere la capacità di esercitare il libero arbitrio è accettabile o una vittoria sociale a metà?

La pellicola condanna in modo assoluto ogni veemenza del protagonista ma lascia intendere che il “trattamento” di natura anch’essa violenta non cambi Alex, anzi, si conclude con un’immagine allegorica di lui che sogna quello che vorrebbe davvero fare nella vita: in una effige baccanale con un sottofondo in musica classica. 





Arancia Meccanica è stato il mio film preferito per tutti gli anni delle medie e del liceo, prendendo sempre più forza man mano che crescevo. 

Ancora adesso è uno dei miei film preferiti poiché riesce a fare qualcosa che ad oggi manca nei film simili: togliere l’empatia nello spettatore.

Non esiste un solo momento durante tutta la pellicola nel quale ci si indigni per la pena inflitta ad Alex. 

Il protagonista spesso sta male, piange, si dispera e sanguina, dei poliziotti gli sputano anche in faccia ma nonostante questo lo spettatore non sente empatia verso il ragazzo finendo per fare il tifo per lui.

Questo passo è molto importante. Ad oggi i film che parlano di delinquenti e personaggi folli tendono a giustificarli e far vedere una parte di loro umana anche quando questa non c’è, così spingono lo spettatore ad empatizzare con lui, trasformando un criminale in vittima.

Personalmente è un comportamento che non approvo e vedo in modo molto negativo. 

Il mondo della celluloide ha il potere di far cambiare l’opinione pubblica quanto di condizionarla, questo non vuol dire che si debba far film solo educativi. La magia della pellicola sta nel creare mondi incantati o orribili e negativi, ma saper identificare bene la differenza è fondamentale.

Kubrick con Alex ed il suo occhio truccato hanno condizionato un mondo dando vita ad uno dei capolavori cinematografici più importanti della Storia. 



Piccola curiosità: spesso ci si è interrogati sul nome del titolo di quest’opera e del suo significato. La sua origine è un semplice modo di dire londinese che cita “essere strani come una arancia ad orologeria”: una cosa normale e naturale che nasconde al suo interno un meccanismo bizzarro. 




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